Cute Blinking Unicorn
a banana called Momo.

Le persone che mi detestano possono essere divise in due categorie: quelle che non mi conoscono affatto e quelle che mi conoscono fin troppo bene.
- Momo
mercoledì 29 maggio 2013
Il 20 Novembre sarebbe dovuto essere il giorno che avrei ricordato come "il giorno del primo esonero".
Sarei uscita da casa ansiosa, sia per l'imminente prova che avrei tenuto, sia per l'orario che - a seconda del tempo di attesa della metro - mi avrebbe costretta a correre per le scale mobili.
A prescindere dall'esito dell'esame, sarei potuta uscire da quell'aula sentendomi una studentessa universitaria che, bene o male, aveva adempito al proprio dovere.
Almeno più di quanto mi ci senta ora.
Già, perché quel giorno l'ho trascorso in maniera del tutto differente: dopo essermi svegliata ho tentato uno studio disperato dell'ultimo minuto, ma senza alcun riscontro positivo. Ore passate su un libro di logica, il quale non riusciva a destare il minimo interesse alla sottoscritta. Ore ad arrancare tra righe che sembravano completamente ostili alla prospettiva di entrarmi in testa. Ore di speranza seguite da un grande sconforto, dalla demoralizzazione totale nel constatare come gli eventi mi trascinino, mutando l'immagine che le persone che mi circondano avevano di me. La figura da alunna modello che al liceo si era cucita sulla mia persona mi faceva stare bene. I miei genitori erano fieri di me e io non mi sentivo del tutto inutile. Non ho grandi abilità manuali, perciò trovavo conforto nel sapermi apprezzata per una mia dote, se tale può essere considerata.
Avrei voluto raccontarvi della mia scelta universitaria, delle prime esperienze che avrebbero dovuto formarmi poco a poco... e invece vi racconto di un 20 Novembre che mi ha fatto prendere coscienza di una decisione errata.
Fino all'ultimo momento, nella mia testa confusa si scontravano Graphic Design e Scienze della Comunicazione. Pensando al mio obiettivo primario, ossia una prossima convivenza con F. (il famoso "Lui"), ho scartato l'Accademia d'Arte perché troppo costosa: non avevo intenzione di rimanere vincolata ai miei genitori per motivi economici.
Ora, perciò, mi trovo con un anno perso e la curiosità di intraprendere una nuova strada.
La mia routine universitaria ha dunque avuto vita breve - 2/3 mesetti -, ed è anche ormai qualche mese che il fulcro delle mie giornate si è spostato: non più l'amore lungimirante in cui credevo e riponevo speranze, ma solo il presente. 
Una scelta del genere è stata portata da differenti fattori, e in ogni caso ho agito con la consapevolezza di abbandonare qualcosa di bellissimo che attualmente penso di non poter più ritrovare per un bel po' di tempo. Un rapporto genuino, un amore puro che mi ha fatto conoscere una felicità senza eguali.
Non ho mai smesso di volergli bene, e, fortunatamente, dopo mesi di completa rottura di rapporti, recentemente abbiamo cominciato a riavvinarci in veste di amici. Con leggero malincuore ho notato come anche la massima complicità possa disgregarsi. Vedo le foto di serate con amici e penso che se fossimo rimasti insieme a quelle serate ci sarei stata io, mentre ora a condividere quei momenti con lui c'è/ci sarà un'altra ragazza. Tuttavia sono ben conscia che ogni scelta porta delle conseguenze, e sono contenta delle esperienze che abbiamo avuto e che avremo ancora entrambi. Seppur in strade differenti, diversamente da come credevamo che sarebbe andata. 
Questo post è rimasto per mesi salvato in un file note, perché come al solito nel mio voler revisionare e perfezionare ho procrastinato (stavolta probabilmente mi sono superata), perciò ho apportato qualche veloce modifica e ora premerò coraggiosamente il tasto "Pubblica". Potrebbe sembrare un gesto da nulla, ma per me coincide con il superare i miei dannati blocchi mentali, agendo finalmente con il "just do it".

Etichette: , ,

Scritto da momoka @ 04:23 • (10) + 1 sospiro?
sabato 3 novembre 2012
Non sono mai stata una buona forchetta.
Il mio rapporto con il cibo è abbastanza conflittuale: ho sempre visto i pasti come un mero atto destinato al nutrimento, anche forzato, e la mia lentezza può essere un segnale di questa mia ostilità, oltre ad essere stata la causa principale delle innumerevoli bacchettate che ricevevo da mio padre quando ero più piccina. Sono trascorsi molti anni, e le frasi più ricorrenti che mi rivolgono i miei genitori sono tuttora "hai 20 anni e ti dobbiamo ancora sgridare per farti mangiare", "ti dovremmo portare in Africa per farti soffrire la fame così mangeresti più velocemente" e affini. Con la differenza che ora mentre mando giù dei bocconi controvoglia dedico quel tempo a fare qualcosa che mi piace: riflettere. Come quando si è sotto la doccia (non mi è permesso fare il paragone con il bagno all'interno della vasca a causa della mancanza di quest'ultima).
Qualche sera fa, dinanzi al mio solito piatto di riso bianco, ho ripreso una meditazione che mi assilla da molto. "Devo aggiornare il blog", ho pensato. E l'ho pensato svariate volte in questo periodo di morte apparente, tant'è che sul desktop conservo bozze di ipotetici interventi che avrei dovuto pubblicare ma che sono rimasti incompleti.
Il modo migliore per tornare a vivere in questo spazio virtuale, a mio parere, è quello di affrontare il problema che mi affligge ed esporlo anche a voi. Il primo passo per poter "guarire" è la consapevolezza, perciò ecco a voi: sono una dannata procrastinatrice.
Mi prefiggo obiettivi, anche piacevoli, ma spreco il mio tempo in attività per nulla produttive, una su tutte la navigazione senza meta di Facebook, dopodiché mi faccio divorare dai sensi di colpa. Sì, perché vedere il mio blog povero di post e non leggere gli aggiornamenti di persone che mi interessano non mi fanno stare a posto con me stessa.
Ciononostante non ci riesco e basta.
Nella mia testa pianifico e programmo il tutto attendendo la sera libera da ogni pensiero; la serata perfetta per posizionarmi comoda con il cuscino sotto la schiena e le dita a digitare sui tasti del mio portatile, magari con qualche schifezza accanto da poter sgranocchiare nel mentre. Poi una notifica, un messaggio di posta e tutti i piani rimangono piani. Appunto. Piani da poter attuare domani, o dopodomani. O da poter rimandare ancora e ancora. Così mi ritrovo al termine delle giornate frustrata per un impegno mancato e priva di soddisfazioni personali.
Per tale ragione, mi scuso con voi, ma soprattutto con me medesima.
Il non far nulla mi logora, mi fa discostare da quelle che invece potrebbero essere attività stimolanti. Non è un caso che abbia utilizzato "stimolanti" piuttosto che "utili". Non desidero necessariamente studiare: voglio solamente mettere in atto qualcosa che mi piaccia e che sia felice di fare, e questo post è un piccolo passo verso questa mia disintossicazione dal "dolce far nulla".
Ora però torno a finire il mio pranzo.

NB: Il suddetto post è stato scritto la scorsa settimana, se non prima. Eh sì, ho urgenza di prendere le redini e darmi da fare per rifiorire ed essere una Momo migliore.

Non appena avrò del tempo - purtroppo per me sabato è un giorno lavorativo - vi comunicherò la mia rinascita direttamente nelle vostre dimore e leggerò ciò che mi sono persa in questi mesi.
Scritto da momoka @ 17:12 • (17) + 1 sospiro?
giovedì 9 agosto 2012
Cari lettori e lettrici, è il fantomatico Moù che vi scrive. Sono stato incaricato da Momo per aggiornarvi sul fatto che ha preso il volo stamane alla volta di Wenzhou, la sua città natale. Tornerà il 24 o il 26 c.m. (non sono a conoscenza della data del suo rientro giacchè lei stessa non me l'ha saputo dire con chiarezza...!). Spero perdonerete la mancanza di classe e bellezza estetica di questo intervento ma a mia difesa posso asserire che, nonostante il mio grande amore per la scrittura, non mi sono mai interessato ad aprire e curare un blog personale. Ho detto tutto, suppongo. Colgo l'occasione per proporre a voi, gentili lettori/lettrici, una poesia che scrissi per la mia dama illo tempore.
Canto i passi del viandante in amore che si trasecola nel mirar i suoni e le forme della boscaglia, ch'è spaurito dal tenue tinnio del campo smosso, che scruta laddove la natura sigilla la scena.
Gli indigeni del bosco lo scortano nell'ameno mentre il verde lo mira taciturno.
I dimoranti del luogo sono il luogo stesso: al loro mutare muta il suddetto.
Il viandante passa, il viandante distrugge.
Il viandante calpesta il ricordo per carpire l'essenza del nuovo.
Il viandante ama ed esplora,
sogna e teme, vive.
Buon proseguimento di estate a tutti voi...! :)

EDITED BY MOMO @ 9:06, Hangzhou.
La prima cosa che ho fatto una volta atterrata - oltre a scriverti sul cellulare e in bacheca messaggi che non hai letto, ma presumo sia per l'ora italiana - è stata usufruire della connessione wi-fi dell'aeroporto per leggere il tuo intervento. Sei stato carinissimo! Grazie mille! Non volevo che mi dessero per dispersa, senza contare che ci tenevo ad avere un tuo passaggio nel mio blog.

Tornerò con un aggiornamento con foto e notizie varie!
Auguro un buon proseguimento di vacanze a tutte, a presto. :)

Etichette: ,

Scritto da momoka @ 20:29 • (8) + 1 sospiro?